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Se la fine del consumo di suolo è davvero improcrastinabile.

Una riflessione profonda di Giacomo Correale Santacroce, rinnova le ragioni per riproporre la fine del consumo di suolo, come una riforma senza costi per il Green New Deal post-Covid19. Di fronte ai ritardi con cui si è affrontato il tema nel recente passato, questo tipo di radicalismo sembra in effetti ormai improcrastinabile. Per chi si occupa di riuso e rigenerazione da sempre, sarebbe un'occasione per implementare sforzi ed energie non sempre convergenti. Tra gli esempi paradigmaticamente negativi citati dall'autore il caso di Monza, dove la popolazione è ferma sui 130 mila abitanti da quarant’anni, con 95 ettari di aree dismesse, gli alloggi sfitti sono più di 4.000. Eppure il PGT vigente prevede un aumento delle aree di nuova edificazione equiparabili a circa 2 mila nuove abitazioni per altri 4500 abitanti. Senza considerare tutte le volumetrie approvate negli ultimi 10 anni e che ancora non sono state avviate o sono in corso di realizzazione, capaci di contenere altri 5 mila abitanti. Escludendo il Parco, le aree libere da edificazioni (terreni agricoli e incolti, boschi, giardini) sono ormai ridotte a meno del 25% dei 2600 ettari di suolo cittadino.Ecco che quando anche la forza dei fatti e dei numeri non cambia i comportamenti, allora le scelte non possono che essere drastiche.
RIUSIAMO L'ITALIA!
roberto.tognetti@riusiamolitalia.it
https://www.vorrei.org/ambiente/12932-fine-del-consumo-di-suolo-una-riforma-senza-costi-per-il-green-new-deal-post-covid19-2.html?fbclid=IwAR1oEd-6OYv8m73Mv3k2cfvN8cvGi0TeC3w8Jd2Bc38oO3N-4A6IRLXFsfo

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