RIUSIAMO L'ITALIA
Da spazi vuoti a start up culturali e sociali

Il Libro e la ricerca

La PIATTAFORMA RIUSIAMO L’ITALIA serve per promuovere Azioni e progetti di semplicità civile. Essa deriva dal libro pubblicato nel 2014 dal Gruppo 24 ore “Riusiamo l'Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali” scritto da Giovanni Campagnoli con post-fazione di Roberto Tognetti.

È un "road book" attivato da una ricerca sulle buone pratiche di riuso creativo degli spazi, oggi un modello di rilancio del sistema-paese in quanto l'Italia è "piena di spazi vuoti" e riuscire a riusarne anche solo una minima parte, affidandoli a delle start up culturali e sociali, può diventare una leva a basso costo per favorire l’occupazione e in particolare l'occupabilità giovanile.

IL LIBRO

Gli autori

Giovanni CAMPAGNOLI

Borgomanero (NO)
it.linkedin.com/pub/giovanni-campagnoli/21/9/b56
giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it

Giovanni Campagnoli lavora in spazi 'non convenzionali' di incubazione di start up giovanili innovative, a vocazione creativa, sociale, culturale e di sviluppo locale.
Docente di economia dai Salesiani, bocconiano, si occupa di ricerca come direttore e blogger della Rete Informativa Politichegiovanili.it e su questi temi opera anche come consulente e formatore per Enti Pubblici e Organizzazioni No Profit.
Lavora per hangarpiemonte .

Roberto TOGNETTI

Casaleggio (NO)
it.linkedin.com/pub/roberto-tognetti/27/3b1/71a
roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

Architetto novarese, si laurea con lode nel 1986 con Franca Helg. Negli anni successivi si specializza in 'Museografia e Museologia' ed è docente di Architettura d'Interni allo IED di Milano. Lavora presso studi e società d'ingegneria milanesi (Austin Italia Spa, Studio G14 Progettazione) e fonda poi a Novara nel 1990, lo Studio associato architetti FGMT.

Negli ultimi vent'anni si occupa però prevalentemente di sviluppo locale attraverso l'ideazione e la conduzione di progetti e piani di azione locale in svariati territori italiani ed europei. Nel 2008 fonda con Giovanni Alifredi Federico Morchio e Gianpiero Oliva iperPIANO che ha costituito il Centro studi horrorVACUI

Background

  • CAPITOLO 1 : Da spazi vuoti a luoghi di nuove opportunità
  • Oggi l’Italia si trova nella paradossale situazione di essere “piena di spazi vuoti”: dispone infatti di un patrimonio di oltre 6 milioni di beni inutilizzati o sottoutilizzati (significa più di due volte la città di Roma, vuota...) tra abitazioni ed altri immobili pubblici, “para-pubblici” e privati, suddivisi in:- ex fabbriche e capannoni industriali dismessi;
    - ex scuole, asili;
    - Oratori e opere ecclesiastiche chiuse, monasteri abbandonati;- Spazi di proprietà delle società operaie di Mutuo Soccorso e delle Cooperative “Case del Popolo”, Cantine Sociali, oltre ad altre tipologie di “beni collettivi”;- “Colonie”/Casa vacanza;
    - Edifici abbandonati di proprietà di enti ed aziende pubbliche o “para pubbliche” (Case Cantoniere, consorzi irrigui, Consorzi Agrari, Pesi pubblici, Enel, ANAS, Edilizia popolare, ecc.);- Spazi comunali chiusi (es. sedi di quartiere ed altri spazi di proprietà quali lasciti, ecc,...);
    - Caserme;- Opere pubbliche non concluse, incompiute o terminate e mai attivate;
    - ex “case popolari”- stazioni ferroviarie chiuse;
    - ex macelli/ foro boario;
    - ex cantieri;
    - cinema e teatri dismessi (anche parrocchiali);- beni di interesse culturale abbandonati;- negozi ed uffici vuoti;- luoghi del divertimento, hotel e/o centri commerciali abbandonati;
    - beni oggetti di fallimento;
    - beni confiscati in via definitiva alle mafie; “paesi fantasma”, borghi, cascine, masserie, malghe ed alpeggi abbandonati.

  • CAPITOLO 2 : La start up giovanile come nuovo fenomeno sociale
  • Oggi i giovani pongono anche ed inevitabilmente la “questione lavorativa”, o meglio proprio il tema dei “lavori”, a partire dalle loro occupazioni. E’ sufficiente leggere i profili Facebook delle (e degli) adolescenti italiani per verificare che dicono di sé cosa fanno, come lo fanno e come stanno. Non se sono pagati per farlo… E tra le tante attività che svolgono, il confine ad esempio tra stages, volontariato, contratto a progetto, “sfuma” molto velocemente. Nessuna di queste dimensioni è da sola identitaria, ma sicuramente non lo è quella di “Neet” (chi ne studia, ne lavora), categoria dentro la quale rischierebbero di venire inseriti. Probabilmente lo sono tutte, in un mix dove sperimentazione, ricerca della propria vocazione, apprendimento, formazione, sono le possibili chiavi di lettura del rapporto “giovani e lavori”. Oggi le professioni vorticosamente cambiano e crescono rapidamente, anche grazie alla tecnologia che permette di superare i tradizionali percorsi di carriera e liberare dei condizionamenti rispetto alla scelta di chi vogliamo essere. Si pensi infatti a quanti lavori di oggi (dei più giovani) non esistevano prima, quante volte capita che trovare un lavoro non significhi scegliere fra il medico e il geometra, ma ...

  • CAPITOLO 3 : L’avvio e la gestione dei processi organizzativi nel passaggio da spazio vuoto a start up sociale/culturale
  • L’ipotesi guida che si è sviluppata nei due precedenti capitoli relativa al “riempire” di talento, innovazione e creatività degli spazi vuoti, dando vita a delle start up culturali/sociali giovanili, assume qui una forma più definita.Si analizza infatti il passaggio inerente la trasformazione urbana di questi luoghi che porta ad una rigenerazione dell’economia, grazie ad una “ri-funzionalizzazione” degli spazi stessi, contribuendo così allo sviluppo locale.L’obiettivo quindi è quello, dopo aver individuato uno spazio idoneo rispetto alle caratteristiche esplicitate nel Par. 1.2, di definire la “formula” dello spazio, individuando la specifica vocazione di ciascun luogo.Ogni spazio deve infatti avere un suo “concep” originale e diverse - come visto - possono essere le tipologie. La scelta rispetto all’individuazione della vocazione di un luogo, avviene sulla base di una idea che si tramuta in ipotesi da confermare. Generalmente infatti l’ideazione è una intuizione che trova poi fondamenti e riscontri nel tempo, a volte anche dopo mesi o anni. Questo processo può essere creativo (“intuizione pura”), nascere dall’analisi del contesto (un bisogno individuato dalla lettura del territorio), “importato” da altre realtà locali vicine o lontane e facilmente replicabili (il “copia/incolla”), oppure fondarsi su simboli capaci di sottolineare l’identità di un luogo (“simbolismo evocativo”). Oppure altro ancora. Ma, in ogni caso, questo è un percorso (più o meno lungo) che avviene in rete e che procede per ipotesi e successive conferme, integrato anche da uno studio di fattibilità. Un percorso di “economia civile” portato avanti da gruppi di cittadini (giovani) interessati alle sorti di uno spazio che da “vuoto urbano” può divenire bene comune.

  • CAPITOLO 4 : Gli spazi e le politiche giovanili
  • Per orientarsi in termini di politiche giovanili - visto che in Italia vige ancora l’assenza di una legge nazionale giovani - lo sguardo va all’Europa, dove invece da venticinque anni esistono programmi per i giovani.Infatti le Conclusioni del Consiglio europeo su politica per la gioventù ed “Europa 2020” affermavano che (1) Il valore indipendente e intrinseco della politica per la gioventù e il suo valore aggiunto dovrebbero essere riconosciuti per il modo in cui tale politica favorisce i risultati positivi per i giovani nell'istruzione e nella formazione, nell'occupazione e nell'inclusione sociale. La prossima generazione di Fondi strutturali e di investimento europei sarà determinante per l'investimento nei giovani e nelle loro competenze, e per potenziarne l'occupabilità e l'accesso al mercato del lavoro... (6) È necessario riconoscere le capacità dei giovani in termini di creatività, innovazione, imprenditorialità e adattabilità - giudicate di valore inestimabile per promuovere il ritorno sostenibile a un rinnovato benessere economico e sociale negli Stati membri e per creare una società più inclusiva - e mettere a disposizione risorse adeguate per tali capacità... (18) promuovere la partecipazione attiva dei ministeri della gioventù nei processi decisionali nazionali che riguardano la Strategia Europa 2020,.... (20) e l'attuazione delle raccomandazioni del Consiglio sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale e sull'istituzione di una “garanzia per i giovani”...(27) mettere specificamente in luce in che modo le misure inerenti alla politica per la gioventù (sotto forma ad esempio di lavoro giovanile e apprendimento non formale e informale), aiutino i giovani a sviluppare abilità e competenze trasversali...

  • CAPITOLO 5 : Percorsi di progettazione di ri-usi pubblici di spazi vuoti: lo studio di fattibilità e l’accompagnamento allo start up
  • Oggi, come descritto nel Cap. 1, si assiste ad una situazione nuova nel rapporto luoghi/territori. Ci si trova infatti di fronte a contesti dove sempre più gli spazi sono vuoti superano le richieste per eventuali e diverse funzioni d’uso. Luoghi produttivi dismessi, aree abbandonate, edifici pubblici e para-pubblici vuoti, ma anche Oratori, Stazioni ferroviarie, cinema, locali commerciali...Sintetizzando i contenuti del Cap 4 con quelli dei primi tre Capitoli, si potrebbe affermare che le politiche giovanili e quelle urbanistiche dovrebbero darsi l’obiettivo di riempire questi spazi vuoti con idee e talenti individuali e collettivi, contribuendo alla rinascita delle città e dei territori con nuove energie. Questa strategia prevede un forte coinvolgimento degli attori locali, anche al fine di valorizzare saperi, tradizioni e know how del territorio, attualizzando magari antiche vocazioni e generando nuovo capitale sociale, indispensabile allo sviluppo dei territori. Il punto di partenza è quindi l’elaborazione, con una fase di ricerca sociale, di uno studio di fattibilità vero e proprio. Finalità di questo lavoro sono quelle di guidare il percorso che porti questi spazi ad essere luoghi di innovazione ed eccellenza nell’ambito specifico delle politiche giovanili locali, ma anche buone pratiche nazionali di nuovo welfare locale, comparabili con quelle europee, in quanto pensate e gestite seguendo le linee guida della UE in materia di gioventù.

  • CAPITOLO 6 : Una best practice: il centro giovani Smart Lab di Rovereto (Tn)
  • Rovereto è la seconda città del trentino, con 40.000 abitanti, molto attiva sia sul piano culturale, che produttivo/commerciale. Sede del MART, dell’Università e di Trentino Sviluppo, ha una forte tradizione nell’ambito delle politiche giovanili, tanto che nel 2007 la Provincia assegna un contributo per il 50% delle spese di costruzione ed arredo di un nuovo centro giovanile, di nuova generazione, con una superficie di 1.400 mq.Il Comune ha promosso un corso di formazione nel 2012 rivolto a giovani interessati alla gestione del Centro dal punto di vista lavorativo. Vicende amministrative ne hanno poi trascinato l’apertura a fine 2013, lasciando lo spazio vuoto per quasi due anni.L’inaugurazione - avvenuta il 23 novembre 2013 - è stato il via di un percorso rapidissimo che ha invece permesso di riempire lo spazio (denominato Smart-Lab) con cultura, idee, innovazione, musica, incontri, arte, impresa.Un percorso che in soli sei mesi ha raggiunto ben 3.200 associati (ed altrettanti fan su Facebook), 28 band presso le sale prove, il coinvolgimento diretto delle attività di 27 associazioni locali, la costituzione di un gruppo solido di volontari per il centro formato da 15 ragazzi, l’organizzazione di 50 eventi in sei mesi di attività.Tutto ciò grazie ad un direttivo davvero Smart, under 35, composto da Sara Giordani (presidente), Riccardo Loss (vicepresidente) e Marco Traviglia (segretario). Competenze artistiche di Sara e di organizzazione di eventi, animatore naturale e provenienza dal mondo del volontariato giovanile per Riccardo, mentre Marco è stato uno dei “founder” di Meltin POP ad Arona (No). Un mix di competenze e feeling che ha portato in pochissimo tempo a lanciare Smart- lab tra le buone prassi di spazi giovanili in Italia.

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